Marcelo Bielsa

⚽️ “Sin Rol, il Leeds e… il ‘Loco’ Bielsa”
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«Se i calciatori non fossero umani, non avrei mai perso una partita»
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Bielsa cresce calcisticamente indossando la maglia del Newell’s Old Boys, il papà tifa per gli acerrimi nemici del Rosario Central… a soli 25 anni si ritira per intraprendere l’avventura da allenatore.
La sua squadra si schiera con un 4-3-3 di partenza che spesso si trasforma in un 3–4 –3. L’intensità massimale raggiunta in allenamento, i movimenti offensivi, la costante mobilità e la grande aggressività portano il Newell’s a esprimere un gioco spettacolare ed efficace, conquistando il titolo di Apertura del ’90, il Clausura del ’92 e la finale di Copa Libertadores dello stesso anno, persa solamente ai rigori contro i brasiliani del San Paolo.
È un innovatore in campo e nei rapporti con i giocatori.
È assiduo, intenso, maniacale.
Il metodo, il processo, l’idea vengono sempre prima del risultato.
Il suo calcio si basa su concentrazione permanente, mobilità, rotazione e repenitizacion, che in spagnolo significa eseguire una canzone o un pezzo strumentale a prima vista, senza alcuna prova. Trasportato al calcio, il concetto rompe con i tradizionali ruoli e schemi codificati per puntare sul trasferimento di principi individuali e collettivi che spetta al giocatore leggere in relazione a spazio, pallone, compagni ed avversari.
In poco tempo riesce a imporre la propria idea di calcio e a farsi seguire dai suoi giocatori, che incantano la platea mondiale del tifo.
Bielsa in Cile, come in ogni piazza dove ha allenato, studia e conosce ogni singolo aspetto della storia e della cultura del Paese di riferimento.
Riprende la carriera da Bilbao, in Spagna, e porta i baschi a un’effervescente cavalcata in Europa League e in Copa del Rey che si conclude purtroppo con due sconfitte in finale.
A Marsiglia la storia non è poi troppo diversa. Un calcio da sogno incanta la Francia, e l’Olympique termina il campionato al quarto posto dopo lunghi momenti di testa.

Il lato umano di Bielsa, la sua profondità e la viscerale e meticolosa analisi di ogni dettaglio, è ciò che ha conquistato anche Andrea Radrizzani, il manager italiano proprietario del Leeds United, la leggendaria squadra inglese che per la stagione in corso ha ingaggiato Bielsa nel tentativo di ritornare in Premier League.
Al primo colloquio a Buenos Aires El Loco conosceva già i nomi e le caratteristiche di ogni giocatore della rosa, i moduli di gioco di tutte le squadre del campionato, e con un prospetto statistico indicava quante volte e da quali avversari il 3-5-2 e tutti gli altri sistemi potevano essere battuti.
Ha scelto per l’ennesima volta una platea underground nella quale portare il proprio credo. Riparte da Leeds, la squadra di Brian Clough, e giusto per sottolineare subito l’aria che tira d’ora in poi ha stabilito che nei giorni di doppia seduta vuole i giocatori presenti al centro sportivo tutto il giorno, dalle nove alle sette di sera.

Appena arrivato si è informato su quante ore di lavoro servissero in media a un tifoso del Leeds per acquistare un biglietto della partita. Dopo aver scoperto che si tratta di almeno tre ore ha portato i suoi giocatori a raccogliere rifiuti dalla palestra di Thorp Arch per lo stesso tempo.

A Leeds ha un letto nel proprio ufficio all’interno del centro sportivo per poter osservare video avversari in ogni momento, senza bisogno di uscire dalle quattro mura.

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